
http://tmrc.mit.edu/hackers-ref.html
We at TMRC use the term "hacker" only in its original meaning, someone who applies ingenuity to create a clever result, called a "hack".
The essence of a "hack" is that it is done quickly, and is usually inelegant.
It accomplishes the desired goal without changing the design of the system it is embedded in.
Despite often being at odds with the design of the larger system, a hack is generally quite clever and effective.
This original benevolent meaning stands in stark contrast to the later and more commonly used meaning of a "hacker", typically as a person who breaks into computer networks in order to steal or vandalize.
Here at TMRC, where the words "hack" and "hacker" originated and have been used proudly since the late 1950s, we resent the misapplication of the word to mean the committing of illegal acts.
People who do those things are better described by expressions such as "thieves", "password crackers". or "computer vandals".
They are certainly not true hackers, as they do not understand the hacker ethic.
Also see the definition of "hacker" in the on-line version of the New Hacker's Dictionary.
Reference info related to TMRC
This section lists books and other major publications that reference TMRC.
The Tech Model Railroad Club is featured as the first chapter of Hackers, by Steven Levy (New York: Anchor Press/Doubleday, 1984).
It is credited as one (possibly the primary) source of the Hacker Culture the book describes.
Several entries in The New Hacker's Dictionary, (Second Edition, edited by Eric S. Raymond (MIT Press, 1993); ISBN 0-262-68079-3) are derived from Abridged Dictionary of the TMRC Language.
There is also an online version of the book's content.
The cover article in Railroad Model Craftsman, July 1986 was a preview of the club for the 1986 NMRA convention held in Boston. A converted copy of the text we submitted is available online.
Tech Model Railroad Club of MIT
MIT Room N52-118
265 Massachusetts Avenue
Cambridge, MA 02139
+1 617 253-3269
x3-3269 (on campus)
Email: tmrc-web@mit.edu
Generated Thu 04 Jul 2013 06:26:49 PM EDT
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Secondo Steven Levy:
"La ragione per ci ho iniziato a scrivre degli hackers, quei programmatori e progettisti di computer che considerano l'informatica come la cosa più importante al mondo, era che si trattava di gente affascinante.
Anche se alcuni, in campo informatico, usavano il termine come forma di derisione, sottointendendo che gli hackers erano secchioni e sfigati da non dover invitare alle feste, oppure programmatori "scorretti" che scrivevano codice "non standard" e sporco, li scoprii molto diversi.
Sotto le loro apparenze, spesso dismesse, erano avventurieri, visionari, gente disposta a rischiare, artisti... quelli che riuscirono a vedere più chiaramente di tutti che il computer sarebbe diventato uno strumento veramente rivoluzionario.
Loro, inoltre, da veri hackers, sapevano quanto profondamente ci si potesse immergere nella concentrazione profonda: in maniera infinita.
Finii per capire perché gli hackers considerano il termine un titolo d'onore piuttosto che un dispregiativo.
Nel parlare con questi esploratori digitali, da quelli che, negli anni Cinquanta, domarono macchine da decine di milioni di dollari, fino ai giovani maghi contemporanei che dominano le proprie macchine nelle loro camerette di periferia, scoprii un elemento comune, una filosofia condivisa che pare legata al flusso elegante della logica dello stesso computer.
E' una filosofia di socializzazione, di apertura, di decentralizzazione e del mettere le mani sulle macchine a qualsiasi costo, per migliorarle e per migliorare il mondo.
Questa "etica hacker" è il loro dono per noi: qualcosa che ha valore anche per chi non ha alcun interesse per i calcolatori.
E' un'etica non scritta, o meglio, non codificata, ma incarnata nel comportamento degli stessi hackers.
Vorrei presentarvi queste persone che non solo videro, ma vissero la magia del computer ed operarono per liberarla, perchè tutti potessero beneficiarne.
Vi parlerò dei veri hackers del laboratorio per l'Intelligenza Artificiale del MIT
negli anni Cinquanta e Sessanta, degli hackers hippy della California anni Settanta, dei giovani hackers dei giochi che hanno lasciato il segno negli anni Ottanta ed arriverò fino a Richard Matthew Stallman, 
al suo GNU
ed agli hackers degli anni Novanta.
Questa non è, assolutamente, una storia "ufficiale" dell'informatica, anzi molte delle persone che incontrerete qui non fanno parte dei nomi più famosi (senz'altro non dei più ricchi) negli annali di questa scienza.
Sono invece quei geni da laboratorio nel garage che hanno capito la macchina fin nei suoi livelli più profondi e ci hanno regalato un nuovo stile di vita ed una nuova specie d'eroe umano.
Hackers come :
Richard D Greenblatt,

Ralph Bill Gosper,

Lee Felsenstein

e John D Harris, 
sono lo spirito e l'anima dell'informatica stessa.
Credo che la loro storia, le loro visioni, la loro intima confidenza con la macchina, le esperienze nel loro modo particolare ed i loro "interfacciamenti" col mondo esterno, a volte drammatici, a volte comici, costituiscano, la vera storia della rivoluzione informatica ".
Secondo Richard Matthew Stallman:

"Se sono un hacker ?
Si lo sono e precisamente sono stato un hacker fin dagli anni 70 ma siete probabilmente stati mal informati sul significato di questa parola al MIT nel 1970 essere un hacker significava essere qualcuno che si divertiva a programmare in modo intelligente che si divertiva a risolvere i problemi tipo creare un programma più breve di tutti quelli esistenti per fare un lavoro oppure creare programmi che facessero qualcosa al solo fine di divertirsi o che fossero strani come stampare numeri romani questo è qualcosa che fu fatto da un hacker ed aveva solo un'importanza da hacker perché non era per nulla pratico ed era solo per divertirsi, quindi se sapevi programmare in quel modo eri considerato un hacker.
Più avanti ho generalizzato e reinterpretato un pò il termine e oggi la mia definizione di hacker è:
"Qualcuno che si diverte a giocare in modo intelligente".
Secondo Michael Bruce Sterling:

"Il termine hacker" ha una storia sfortunata.
Anche questo libro, Giro di vite contro gli hackers, ha poco da dire sull'hackeraggio nel suo senso più sottile ed originale.
Il termine può identificare l'esplorazione intellettuale a ruota libera delle più alte e profonde potenzialità dei sistemi di computers, o la decisione di rendere l'accesso ai computers ed alle informazioni quanto più libera ed aperta possibile.
Può implicare la sentita convinzione che nei computers si possa ritrovare la bellezza, che la fine estetica di un programma perfetto possa liberare la mente e lo spirito.
Questo è l'hackeraggio come è stato definito in un'apprezata storia dell'ambiente pioneristico dei computers scritta da Steven Levy, Hackers e pubblicata nel 1984.
Secondo Linus Benedict Torvalds:

"In gergo informatico, l'hacker è un programmatore molto abile".
Secondo lo IETF.ORG 
http://tools.ietf.org/html/rfc1392
Network Working Group G. Malkin
Request for Comments: 1392
Xylogics, Inc.
FYI: 18
T. LaQuey Parker
UTexas
Editors
January 1993
Internet Users' Glossary
User Glossary Working Group [Page 20]
RFC 1392 Internet Glossary January 1993
hacker
A person who delights in having an intimate understanding of the internal workings of a system, computers and computer networks in particular.
Secondo lo IETF.ORG 
http://tools.ietf.org/html/rfc1392
Network Working Group G. Malkin
Request for Comments: 1392
Xylogics, Inc.
FYI: 18
T. LaQuey Parker
UTexas
Editors
January 1993
Internet Users' Glossary
User Glossary Working Group [Page 11]
RFC 1392 Internet Glossary January 1993
cracker
A cracker is an individual who attempts to access computer systems without authorization.
These individuals are often malicious, as opposed to hackers, and have many means at their disposal for
breaking into a system.
Updated: 18 July, 2013, at 07:34:40 p.m.
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